Ti ricordi di Napster?

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Nato come P2P gratuito, il programma, popolarissimo alla fine degli anni ’90, risorge dalle ceneri come applicativo a pagamento. Grazie alla lezione di Steve Jobs.

Caduto nel dimenticatoio da qualche anno, Napster ora cerca di rifarsi una nuova vita, questa volta come applicativo. All’epoca della sua creazione, il programma ideato da Shawn Fanning aveva messo alle corde l’industria discografica mondiale. E quest’ultima, spaventatissima, corse ai ripari affidando i propri cataloghi, a pagamento, al geniale iTunes della Apple.

E’ arrivato dunque il momento che i grandi nemici del passato diventino alleati. Il pioniere del peer-to-peer ora è allineato con Steve Jobs. L’applicativo è già online.

Addio pirateria

Napster riappare dopo un lungo contenzioso con la giustizia, in particolare negli Stati Uniti. A seguito di quelle disavventure, il servizio ha deciso di lasciar perdere la pirateria video-musicale e chiedere il pagamento di 10 dollari a ciascun utente per poter accedere a un archivio di oltre 10 milioni di brani. Con l’applicativo è possibile ascoltare le canzoni in streaming e scaricarle per sentirle in un secondo momento, offline.

E’ vero, nessuna novità rispetto al nutrito panorama degli applicativi per smartphone. Ma il marchio Napster, grazie alla passata notorietà, in questo caso può fare la differenza.

Napster fu creato dall’allora studente della Northeastern University di Boston, Shawn Fanning, ed è stato operativo tra il 1999 e il 2001. Il programma consentiva lo scambio di file Mp3 tra gli utenti, eludendo il mercato ufficiale e violando una quantità di leggi sul copyright. La versione originale di Napster fu chiusa per decisione giudiziaria, ma diversi programmi peer-to-peer su server decentrati presero il suo posto. Il nome e il logo originale furono venduti, per diventare quello che è ora un regolare servizio a pagamento.

 

(celia guimaraes)

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