L’abito sartoriale fai-da-te creato in 3D

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confing_camicia-retroL’idea nasce da un’azienda di Biella, Lanieri, fondata da Simone Maggi e Riccardo Schiavotto. Grazie al ‘configuratore 3D’ sarà possibile scegliere le caratteristiche del proprio capo – bottoni, colletto, polsini, ecc –   e partecipare attivamente alla creazione della propria camicia in tempo reale, con una visualizzazione 3D di ultima generazione.

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Il configuratore lavora “attraverso l’utilizzo del cloud e di confing_web-2logiche di programmazione (Computer graphics) interne di alto livello, garantisce un’estrema qualità delle immagini virtuali di prodotto unita ad una rapidità di visualizzazione senza precedenti, anche su device mobili”, ha spiegato Daniele Di Bernardo, Cto di Lanieri. Il risultato consente di osservare il capo in tutte le sue prospettive, come si presenterà una volta finito.

Questo è un aspetto non trascurabile dell’ecommerce: nel 2015 il 20% degli utenti ha rinunciato all’acquisto perché ha scelto di comprare in negozio (fonte Statista). Avvicinare l’esperienza di acquisto online alle caratteristiche reali del prodotto costituisce quindi un passo strategico per la crescita del mercato.

Il Made in Italy sartoriale punta ai mercati esteri

Secondo Eurostat, la spesa media pro capite in abbigliamento e scarpe in Italia è del 7%, tra le più alte rispetto al reddito medio, contro il 5.9% in Gran Bretagna, 4,9% in Germania e 4,2% in Francia. Ma è proprio all’estero, in particolare negli Stati Uniti (dove la spesa in abbigliamento e scarpe è del  3%),  che le vendite del Made in Italy sono cresciute di più negli ultimi anni.  Secondo lo U.S. Bureau of Economics Analysis, nell’ultimo trimestre del 2015 sono stati spesi negli Stati Uniti oltre 376 miliardi di dollari in abbigliamento e scarpe. Nel 2015, oltre il 10% dei nuclei familiari americani di reddito medio-alto (tra i 100 e 200 mila dollari all’anno) ha speso tra i 500 e i 2000 dollari in abiti business da uomo (fonte Statista).

Punta a questo mercato  il Made in Italy sartoriale, a patto che ci sia un cambio di rotta con un naturale passaggio al digitale del settore, tradizionalmente legato all’offline, dove la necessità di ‘toccare con mano’ il prodotto è ancora molto forte.

Celia Guimaraes @viperaviola

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