Fermare Wikileaks ad ogni costo

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Le polemiche negli Stati Uniti su Wikileaks e il suo fondatore Julian Assange non accennano a placarsi. Marc Thiessen, in un durissimo editoriale sul Washingont Post, sostiene che il sito “va fermato“ e Assange “consegnato alla giustizia”. La pubblicazione di documenti “riservati”, infatti, sarebbe “una violazione dell’Espionage Act”, e fornirebbe “un supporto materiale al terrorismo”. Dal ‘Guardian’ e dal ‘Time’ le repliche più accese.

“Cerchiamo di essere chiari – afferma Thiessen sul Washington Post – Wikileaks non è una testata giornalistica, è un impresa criminale. La sua ragione d’essere è quella di ottenere informazioni classificate di sicurezza nazionale e di diffonderle il più possibile, anche verso i nemici degli Stati Uniti. Queste azioni sono una violazione della legge sullo spionaggio, e costituiscono probabilmente il sostegno materiale al terrorismo. Il sito Web deve essere fermato e impedito di pubblicare più documenti e i responsabili assicurati alla giustizia. Il fondatore Wikileaks, Julian Assange, afferma con orgoglio di averepiù informazioni più riservate di tutto il mondo, stampa compresa. Ha recentemente detto al “New Yorker” di capire che persone innocenti potrebbero essere coinvolte dalla sua informativa (‘danni collaterali’ li chiamava lui) e che Wikileaks potrebbe avere ‘sangue sulle mani’ “, ha concluso l’editorialista. La pubblicazione su Wikileaks di più di 76.000 documenti segreti la scorsa settimana potrebbe aver provocato questi “danni collaterali”, preosegue Thiessen.

Il Post ha rivelato che i documenti hanno fatto scoprire almeno un dispositivo di intelligence statunitense e consentito l’identificazione di circa 100 informatori afghani, dei quali spesso sono compresi i nomi dei loro villaggi e dei familiari. Un portavoce talebano, secondo il Post, ha detto che il gruppo sta perlustrando il sito Wikileaks per trovare informazioni e “punire” gli informatori.

Per Sunny Hundal del britannico Guardian, invece, i neocon sono ipocriti su Wikileaks. Julian Assange è stato definito capo di “un’organizzazione terroristica” per prima da Fox News. “Non appena la denuncia di Wikileaks sull’Afghanistan è venuta alla luce, era ovvio che i soliti sospetti andassero ad attaccare il messaggero invece di discutere contenuto del messaggio”, sostiene la’utore dell’articolo.

Hundal se la prende con Thiessen, ma non solo. “La retorica ha ormai raggiunto livelli assurdi. Il segretario alla difesa Usa ha detto che il fondatore Wikileaks, Julian Assange, aveva ‘mani sporche di sangue’; Fox News ha definito il sito ‘una organizzazione terroristica’, e uno dei columnist del Washington Post lo ha chiamato un ‘impresa criminale’. L’ex portavoce di Bush ha anche detto che voleva chiuderlo e Assange doveva “essere portato davanti alla giustizia”, con ogni mezzo necessario, e ha waterboarding precedentemente giustificato”. Se qualcuna di queste affermazioni suona sorprendente, conclude, allora non si conosce abbastanza bene la mente contorta e ipocrita dei neocon.

Hundal afferma di aver sempre sostenuto la guerra in Afghanistan, ma non quella in Iraq. E si dice convinto che i talebani siano il più vile gruppo terroristico sulla Terra. Ma le accuse contro Wikileaks non reggono ad una verifica approfondita. “Hanno messo in pericolo la vita degli afghani? Questo è plausibile soltanto se si crede che i talebani sono a corto di obiettivi e di informatori propri. I documenti pubblicatio da Wikileaks erano giù a disposizione di ogni soldato o contractor sul posto”, è la tesi di Hundal.

Le reazioni alla richiesta improbabile di Thiessen (un esilio islandese per Assange dunque non basterebbe per evitargli di finire sotto processo negli States: l’arresto può avvenire con o senza il benestare della comunità internazionale) non sono mancate anche tra i giornalisti del Post.

L’editorialista ha già fatto pervenire una replica, precisando che la sua proposta è di utilizzare tutti gli strumenti di cyber-sicurezza disponibili per fermare il fondatore di Wikileaks.

A sua volta Michael Sherer, su Time, ha dichiarato invece apertamente che si tratterebbe di un “rapimento” di Assange da parte degli Stati Uniti. E ha messo fortemente in dubbio la validità del ragionamento di Thiessen da un punto di vista legale.

(c.g.)

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