I crackers entrano nella Lockheed

Il principale fornitore di armi degli Stati Uniti ha subito nei giorni scorsi un “breve e intenso attacco informatico”, definito “significativo” dagli ingegneri del colosso militare.

 

Non è chiaro se sia stato il lavoro di un cracker al servizio di una potenza o di un movimento nemico, o se si tratta di spionaggio industriale-militare. L’intrusione è avvenuta il 21 maggio scorso.

L’attacco, massiccio e ripetuto, è stato “quasi immediatamente” identificato ed è stata avviata “una azione decisa” per proteggere il sistema e i dati.

Una portavoce della Lockheed, Jennifer Whitlow, ha precisato che il sistema dell’azienda “rimane sicuro” e che “nessun dato è stato compromesso”, mentre il Pentagono ha giudicato l’attacco informatico alla Lockheed “minimo” e senza particolari conseguenze.

Tra i più grandi

Uno dei maggiori gruppi industriali mondiali nel settore della Difesa, la Lockheed ha oltre 120 mila dipendenti e un fatturato superiore ai 45 miliardi di dollari, per tre quarti da contratti militari.

Produce tra l’altro i missili Trident, gli aerei-spia P-3 Orion, oltre agli aerei da combattimento F-16 e F-22 Raptor, e quelli da trasporti C-130. E’ anche tra i fornitori della Nasa.

(via Treccani):

Nel 1975 la Lockheed corporation fu coinvolta direttamente in uno scandalo per aver pagato a esponenti di molti governi stranieri tangenti in cambio di commesse.

In Italia, vi furono coinvolte alcune alte personalità: l’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica D. Fanali, gli ex ministri della Difesa L. Gui e M. Tanassi e il presidente della Finmeccanica C. Crociani, tutti condannati (1979), tranne Gui, dalla Corte costituzionale. Lo stesso presidente della Repubblica Giovanni Leone, oggetto di un’aspra campagna di stampa che lo indicò come personaggio di primo piano nello scandalo, nel giugno 1978 rassegnò le dimissioni dalla carica.

(celia guimaraes)

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